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Exposition

Mostra

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Sole nero

Petrolio e arte contemporanea

09.10.2026 - 18.01.2027

Extrait du film Human Energy, 2023 © Jessica Segall
Extrait du film Human Energy, 2023 © Jessica Segall
  • Artisti
  • Latif Al Ani
  • Monira Al Qadiri
  • Jananne Al-Ani
  • Ana Alenso
  • Ismaïl Bahri
  • Alessandro Balteo-Yazbeck
  • Bernardo Bertolucci
  • Rossella Biscotti
  • BP
  • Alberto Burri
  • Chloe Dewe Mathews
  • Aref El Rayess
  • Fouad Elkoury
  • Joanne Farchakh Bajjaly
  • Media Farzin
  • Mehdi Ghadyanloo
  • Lungiswa Gqunta
  • Robert Gschwantner
  • Jacqueline Hassink
  • Isabelle Hayeur
  • Romuald Hazoumè
  • Michael Hirschbichler
  • Alexandre Hogue
  • Nancy Holt
  • Jumana Manna
  • Alessandro Marchi
  • Anita Molinero
  • Anahita Norouzi
  • Robert Rauschenberg
  • Ed Ruscha
  • Shirin Sabahi
  • Behjat Sadr
  • Latifa Saeed
  • Zina Saro-Wiwa
  • Jessica Segall
  • Allan Sekula
  • Robert Smithson
  • Thu-Van Tran
  • Jala Wahid
  • Hani Zurob

A cura di Morad Montazami, Madeleine de Colnet (Zamân Books & Curating) e Caroline Courrioux (Villa Medici)

Dal 9 ottobre 2026 al 18 gennaio 2027, l’Accademia di Francia a Roma – Villa Medici presenta la mostra Sole nero, petrolio e arte contemporanea, un ulteriore capitolo del ciclo degli elementi avviato da Villa Medici nel 2022. Dopo Storie di pietre ispirata a Roger Caillois e Il Canto delle sirene dedicata all’acqua, questa nuova mostra affronta attraverso il filo conduttore del petrolio la questione dell’opera d’arte nell’era del riscaldamento globale e della nostra civiltà in fiamme.

Più in particolare, l’esposizione indaga l’impatto del petrolio sulle pratiche artistiche contemporanee e su come il nostro immaginario sia stato rimodellato dalla modernità. Un’esplorazione dei legami pericolosi tra arte e petrolio attraverso un corpus di opere che esplora il modo in cui l’industria petrolifera ha condizionato i rapporti di potere tra il Nord e il Sud del mondo sulla base di un’estrazione intensiva delle risorse naturali, soprattutto nel periodo postcoloniale.

Impianti di raffinerie, oleodotti e piattaforme offshore, senza tralasciare rivoluzioni, colpi di stato, crisi petrolifere e catastrofi climatiche: è una vera e propria storia visiva e critica della “petromodernità” quella presentata dagli artisti in mostra, da Robert Smithson, Nancy Holt o Robert Rauschenberg a Monira Al Qadiri, Zina Saro-Wiwa o Ana Alenso. Il petrolio non vi compare tanto come semplice risorsa quanto piuttosto come una forza attiva, un insieme di flussi materiali e simbolici che attraversano le opere, o addirittura come un sistema cosmologico, una drammaturgia di elementi naturali e chimici che influenzano la politica, l’economia e l’urbanesimo…

La mostra prende in esame anche le strategie adottate dalle infrastrutture petrolifere per rendersi invisibili, e la loro rappresentazione a fini estetici e ideologici. Particolare rilevanza viene data alla convergenza tra le pratiche artistiche e quelle militanti, che si uniscono nella lotta contro “l’imperialismo fossile”, secondo l’espressione del saggista e attivista Andreas Malm, per immaginare un mondo post-petrolifero.

Questa mostra è anche il frutto del dialogo di lungo corso che Villa Medici intrattiene con i suoi ex borsisti. Essa dà seguito alle ricerche condotte da Morad Montazami, borsista di storia dell’arte aVilla Medici nel 2023-2024, dove ha sviluppato i suoi studi sulle “petromodernità”, oggi al centro di questa mostra.

Il progetto espositivo è corredato da un catalogo edito congiuntamente da Zamân Books e Villa Medici, che raccoglie una serie di testi inediti in cui i temi trattati vengono approfonditi attraverso lo sguardo di filosofi, storici dell’arte e ricercatori.
Testi di: Lotte Arndt & David Castaner, Laura Hindelang, Stéphanie LeMenager, Salar Mameni, Andreas Malm, Amina Adebisi Odofin, Justinien Tribillon.
Progetto grafico: Walid Bouchouchi, Akakir Studio.

  • Zina Saro-Wiwa, Karikpo Pipeline, 2015, video a 5 canali, 27 minuti, 31 secondi, fotogramma tratto dal video © Zina Saro-Wiwa.

  • Aref El Rayess, Senza titolo (serie Deserts), 1986, olio su tela
    61 x 91 cm © per gentile concessione degli eredi dell’artista e della Galleria Sfeir-Semler, Beirut/Amburgo.

  • Monira Al Qadiri, Future Past 3, 2023, scultura rotante in fibra di vetro, 206 x 206 x 206 cm © Hartwig Art Foundation, Hoofddorp.

La mostra in 7 sezioni

  • 1. Petrocene [estrazione]

    Il Petrocene, sulla falsariga di Antropocene o Capitalocene, segna il passaggio a un’era in cui la terra, la sabbia, il suolo e le rocce vengono letteralmente esauriti dall’estrattivismo intensivo. Dal momento della scoperta dei primi giacimenti petroliferi nel XIX secolo fino all’epoca odierna contraddistinta da un collasso generalizzato, il “Petrocene” segna la fine del paesaggio nel senso classico del termine. A causa dell’esaurimento delle risorse e della desertificazione, l’esperienza del paesaggio viene vissuta in modo sempre più frammentato ma anche più politico. Come monito contro le sabbie mobili e altre no man’s land lasciate dalla nostra “petromodernità”, gli artisti si appropriano dei gesti dei geologi, attraverso il prelevamento di risorse naturali – Michael Hirschbichler, Ismaïl Bahri, Latifa Saeed – o mappando il depauperamento dei suoli – Jananne Al-Ani.

    Artisti in mostra:

    Jananne Al-Ani (1966, Kirkouk, IQ)
    Latif Al Ani (1932, Bagdad, IQ – 2021, Bagdad, IQ)
    Ismaïl Bahri (1978, Tunisia, TN)
    Bernardo Bertolucci (1941, Casarola, IT – 2018, Roma, IT)
    Michael Hirschbichler (1983, Graz, AT)
    Latifa Saeed (1985, Dubai, AE)
    Robert Smithson (1938, Passaic, New-Jersey, US – 1973, Amarillo, Texas, US)
    Alessandro Marchi (1975, Italie)

  • 2. Fossil fuel [combustione fossile]

    Nella cosmologia del petrolio si mescolano l’elemento liquido e quello solido, le forze acquatiche e quelle telluriche, ma anche le forze politiche che alimentano i percorsi di quello che Andreas Malm definisce “imperialismo fossile”, sollevando la questione della doppia vita – naturale e industriale – delle energie fossili e degli idrocarburi. Questa sezione della mostra affronta anche il tema dei prodotti derivati dal petrolio, come la plastica e il catrame, e il loro ruolo nella colonizzazione della natura e degli esseri umani. Tra raffinerie, fossilizzazione e incidenti industriali, sono molteplici le forme di combustione che possono plasmare un’opera d’arte nell’era del riscaldamento globale: dalle plastiche bruciate di Alberto Burri alle sculture con oli esausti industriali del collettivo BP.

    Artisti in mostra:

    BP (Renaud Layrac, 1962, Monaco, Frédéric Pohl, 1962, Nizza, e Richard Bellon, 1962, Antibes, FR)
    Alberto Burri (1915, Città di Castello, IT – 1995, Nizza, FR)
    Anita Molinero (1953, Floirac, FR)
    Robert Rauschenberg (1925, Port Arthur, Texas, US – Captiva, Florida, US)
    Ed Ruscha (1937, Omaha, Nebraska, US)
    Hani Zurob (1976, Rafah, PS)

  • 3. Oleodotto [circolazione]

    Gli oleodotti rappresentano il corpo mutante degli impianti petroliferi del XIX e XX secolo, il sistema per eccellenza per il trasporto degli idrocarburi in tutto il pianeta. L’installazione di queste condutture – prevalentemente interrate o posate in superficie – supera i confini nazionali e la sovranità degli stati. Elevati al rango di icone industriali del “petropaesaggio”, gli oleodotti diventano il bersaglio di numerosi atti di sabotaggio o finiscono in rovina, superati dal sempre più massiccio utilizzo delle petroliere. Spesso sono oggetto di numerose rivisitazioni da parte di esponenti dell’arte concettuale e del minimalismo, da Richard Serra a Nancy Holt, oppure, ai giorni nostri, di Rossella Biscotti nell’ambito dell’arte di indagine e delle strategie artistiche sotterranee.

    Artisti in mostra:

    Alexandre Hogue (1898, Memphis, Missouri, US – 1994, Tulsa, Oklahoma, US)
    Aref El Rayess (1928, Aley, LB – 2005)
    Monira Al Qadiri (1983, Dakar, SN)
    Mehdi Ghadyanloo (1981, Karaj, IR)
    Zina Saro-Wiwa (1976, Port Harcourt, NG)
    Rossella Biscotti (1978, Molfetta, IT)
    Jumana Manna (1987, Princeton, New Jersey, US)
    Nancy Holt (1938, Worcester, Massachusetts, US – 2014, New York, Stato di New York, US)
    Thu-Van Tran (1979, Ho Chi Minh Ville, VN)

  • 4. Proteste [rivoluzione]

    L’oro nero è al centro della lunga storia dei conflitti geopolitici e delle ingerenze degli stati nei confronti dei paesi produttori di petrolio. In risposta, questi ultimi hanno affermato la propria sovranità attraverso la nazionalizzazione delle risorse petrolifere, i movimenti operai o le azioni di protesta delle popolazioni locali. Le strategie di rivolta adottate dagli artisti contemporanei contro le compagnie petrolifere oscillano tra la potenza rivelatrice delle immagini documentarie – Romuald Hazoumè, Jacqueline Hassink – e la capacità di mobilitazione delle installazioni sensoriali – Lungiswa Gqunta, Ana Alenso.

    Artisti in mostra:

    Ana Alenso (1982, Caracas, VE)
    Lungiswa Gqunta (1990, Port Elizabeth, ZA)
    Jacqueline Hassink (1966, Enschede, NL)
    Romuald Hazoumè (1962, Porto-Novo, BJ)

  • 5. Petro-museo [speculazione]

    I fondi provenienti dall’industria petrolifera sono stati utilizzati per finanziare film e festival, nonché musei nei paesi del Sud del mondo, come ci raccontano Shirin Sabahi e Alessandro Balteo-Yazbeck con il Museo d’arte contemporanea di Teheran (TMOCA), il primo museo “globale” che riunisce artisti contemporanei del Nord e del Sud. Con il petro-museo, gli artisti mettono in discussione anche i concetti di “petro-filantropia”, di soft power e greenwashing ormai molto in voga nei paesi del Nord, spiegando come il museo possa diventare, suo malgrado, teatro di azioni militanti contro il petrolio, come quelle portate avanti dal movimento Stop Oil, per denunciare la petro-filantropia”.

    Artisti in mostra:

    Alessandro Balteo-Yazbeck (1972, Caracas, VE)
    Fouad Elkoury (1952, Parigi, FR)
    Media Farzin (1979, San Diego, California, US)
    Joanne Farchakh Bajjaly (1975, Liban)
    Shirin Sabahi (1984, Teheran, IR)
    Behjat Sadr (1924, Arak, IR)

  • 6. Marea nera [offshore]

    Gli sversamenti di petrolio in mare, la famigerata marea nera, e altri incidenti industriali rappresentano il lato distopico dell’industria petrolifera e ne rivelano la pericolosità a lungo termine. Considerate sempre meno “naturali”, queste catastrofi palesano di fatto la loro origine umana e politica, conseguenza dell’intensa attività di trivellazione dei fondali marini lungo le coste del Mediterraneo e dell’Africa. La documentazione al riguardo è molto ampia, sia grazie al lavoro di fotoreporter che di artisti documentaristi operanti sulla terraferma – Allan Sekula – o in mare – Isabelle Hayeur – anche mediante strategie di recupero e riciclaggio – Robert Gschwantner.

    Artisti in mostra:

    Robert Gschwantner (1968, Steyr, AT)
    Isabelle Hayeur (1969, Montréal, CA)
    Allan Sekula (1951, Erie, Pennsylvania, US – 2013, Los Angeles, US)

  • 7. Petro-melanconia [burn out]

    La “petro-melanconia” così come concepita dalla ricercatrice Stephanie LeMenager, descrive un fondamentale senso di perdita e lutto nei confronti di una modernità rivelatasi fonte di distruzione piuttosto che di progresso. Prossima alla solastalgia (senso di angoscia di fronte al degrado del pianeta), la “petro-melanconia” rappresenta uno stimolo all’attivismo ambientale e una capacità immaginativa per orientarci verso una società post-petrolifera. Di fronte alla progressiva scomparsa della biodiversità, alcune artiste esorcizzano i paesaggi tossici – Linda Lamignan – supportando una fauna e una flora resilienti, se non addirittura una loro rinascita – Anahita Norouzi, Jala Wahid. La loro è una riflessione sulle condizioni di esistenza dell’opera d’arte nell’era del riscaldamento globale.

    Artisti in mostra:

    Chloe Dewe Mathews (1982, Londra, GB)
    Anahita Norouzi (1983, Teheran, IR)
    Jessica Segall (1978, Murphysboro, Illinois, US)
    Jala Wahid (1988, Londra, GB)

© Alessia Calzecchi

I Curatori

Morad Montazami e Madeleine de Colnet
Zamân Books & Curating 

Diretta da Morad Montazami e Madeleine de Colnet, la piattaforma editoriale e curatoriale Zamân Books & Curating si dedica allo studio della storia dell’arte postcoloniale nei mondi arabo, africano e asiatico. Morad Montazami ha lavorato, tra l’altro, alla Tate Modern nel Regno Unito, dove era responsabile della ricerca e delle acquisizioni relative al mondo arabo, mentre Madeleine de Colnet ha collaborato con istituzioni quali la Kulte Galerie e le edizioni in Marocco e il BAL in Francia. ZBC si pone come missione quella di diffondere nuove conoscenze cosmopolite sull’arte e le immagini, attraverso opere monografiche, libri d’artista, pubblicazioni tematiche o collettive…

Tra le mostre recentemente organizzate da ZBC: Casablanca Art School, Tate St-Ives-Sharjah Art Foundation-Schirn Kunsthalle Frankfurt, 2023-2024; Presenze arabe. Arte moderna e decolonizzazione. Parigi 1908-1988, Musée d’art moderne de Paris, 2024. Morad Montazami e Madeleine de Colnet fanno attualmente parte del team curatoriale della prossima Biennale di Dakar in Senegal, che si terrà dal 19 novembre al 19 dicembre 2026.

Caroline Courrioux, Villa Medici

Caroline Courrioux è responsabile delle mostre e della programmazione di Villa Medici dal 2021. Specialista in estetica e studi visivi, si occupa dei legami tra arte contemporanea, ecofemminismo e immaginari politici. Nel 2024 è stata curatrice della mostra Il canto delle sirene, l’acqua raccontata dagli artisti a Villa Medici. In precedenza aveva affiancato gli artisti e i progetti espositivi in qualità di responsabile della produzione dei Rencontres d’Arles.

INFORMAZIONI PRATICHE

Orari
Dall’9 ottobre 2026 al 18 gennaio 2027
Dalle 10:00 alle 19:00 tutti i giorni, ultimo ingresso alle 18:30
Chiuso il martedì

Link per l’acquisto dei biglietti in arrivo

Tariffe

Biglietto aperto (consente l’accesso alla mostra in una data a scelta):
15€ tariffa intera
12€ tariffa ridotta*
Gratuità a determinate condizioni*

Biglietto a data fissa (consente l’accesso alla mostra nella data selezionata al momento della prenotazione del biglietto):
12€ tariffa intera
10€ tariffa ridotta*
Gratuità a determinate condizioni*

Biglietteria

Da leggere prima di arrivare

All’interno di Villa Medici non sono ammessi animali domestici, caschi da moto/bicicletta, passeggini, borse ingombranti e valigie.
Villa Medici non dispone di guardaroba né di deposito bagagli in loco.
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    Tariffa ridotta

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    • Borsisti, residenti e personale della Casa de Velázquez di Madrid e della Villa Kujoyama di Kyoto
    • Membri e personale dell’Ecole française de Rome

    I biglietti gratuiti o a tariffa ridotta vengono rilasciati su presentazione di un documento giustificativo in corso di validità.

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