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09.05 - 15.07.2007

Informazioni pratiche:
Luogo: Grandes Galeries
L’Accademia di Francia a Roma, diretta da Richard Peduzzi, ospita martedì 8 maggio 2007 nelle Gallerie di Villa Medici una magnifica mostra dedicata a George Grosz. Per la prima volta in Italia, circa duecento disegni, acquerelli, caricature, illustrazioni e dipinti realizzati tra il 1910 e il 1959 racconteranno il percorso artistico e umano del pittore tedesco.
Le opere provenienti dalla Fondazione George Grosz di Monaco, oltre che da collezioni private d’oltreoceano e da importanti musei internazionali, saranno accompagnate da un ricco materiale documentario illustrato, libri, fotografie e documenti storici. Ralph Jentsch, curatore della mostra e direttore della Fondazione George Grosz di Monaco, propone un percorso appassionante che presenterà opere, per lo più inedite – in particolare quelle realizzate prima del 1920 – che illustrano i tratti fondamentali del suo lavoro per il teatro e delle sue opere politiche, dalla sua giovinezza a Berlino fino alla produzione realizzata a partire dal 1933, quando si trasferì negli Stati Uniti, fino alla fine dei suoi giorni, di cui intende sottolineare il carattere al tempo stesso visionario e realista. Il suo lavoro si articola in due filoni che, al di là delle apparenze, si rivelano complementari e intrecciati: da un lato la produzione artistica, i dipinti e i disegni dal carattere pamphlettistico e di denuncia, tutti incentrati sulla satira e sulla critica politica e sociale; dall’altra parte il suo lavoro per il teatro, le scene e i personaggi tragici, di cui propone una lettura quasi sempre moderna, in cui si riflettono i drammi della vita di oggi.
La mostra si apre con i disegni che George Grosz ha realizzato a partire dai 15 anni a Stolp, la sua città natale in Pomerania: rappresentazioni artistiche, acquerelli di paesaggi, oltre a scene grottesche e fantastiche. Seguono poi le opere a carattere politico del periodo della Repubblica di Weimar e, per finire, i disegni realizzati durante il suo soggiorno negli Stati Uniti, che illustrano i danni causati dal nazismo in Germania e dalla guerra in Europa. Accanto a queste, saranno esposti anche i bozzetti e i costumi realizzati tra il 1919 e il 1954 per le opere teatrali di Bernard Shaw, Iwan Goll, George Kaiser, Paul Zach, Jaroslav Kašez e altri. La mostra si conclude con una selezione di collage, che anticipano lo stile della Pop Art americana, e un’ampia scelta di materiale illustrato, documenti storici e libri.
George Grosz è nato a Berlino nel 1893. Ha passato l’infanzia in Pomerania e ha studiato arte all’Accademia Reale di Dresda e poi a Berlino. Il suo primo disegno è stato pubblicato nel 1910. Ha partecipato alla guerra suo malgrado. Prima fu esonerato dal servizio militare, poi richiamato, e finì la guerra in vari ospedali. Disegnatore e pittore prima tedesco e poi americano, è stato testimone del suo tempo: dalla Prima guerra mondiale, al fallimento della Rivoluzione in Germania e poi all’ascesa del nazismo, George Grosz ha realizzato disegni che sono un violento attacco all’ordine costituito. Nella sua arte ha espresso il suo odio per il militarismo, il clero e la borghesia. La sua influenza sui caricaturisti di oggi è innegabile. Nel 1916, per rifiutare il nazionalismo tedesco, cambia il suo nome Georg in George e il cognome Gross in Grosz. Parla inglese per provocazione. Le sue influenze sono molteplici. I suoi esordi sono segnati dallo Jugendstil (Art Nouveau) e dal futurismo italiano, con il suo dinamismo e la sua visione innovativa.
Poi arriva il periodo dadaista, con fotomontaggi e collage per le riviste satiriche che curava. Dopo il 1924, la sua pittura è stata definita anche «verista», nel senso della Nuova Oggettività. Le sue rappresentazioni degli ambienti urbani più disparati, al tempo stesso grottesche e inquietanti, le deformazioni dell’espressionismo e la semplificazione del disegno infantile e popolare, così come la sovrapposizione dei piani e gli effetti visivi, ereditati dal cubismo e dal futurismo, rafforzano, nell’analisi minuziosa dei dettagli, l’aspetto di esaltazione e di visione allucinatoria del suo stile. Frutto di uno spirito di osservazione acuto e quasi crudele, le sue caricature e i suoi disegni sono stati, e sono ancora oggi, una delle rappresentazioni più fedeli della Germania degli anni ’20. Nel 1933, con l’ascesa al potere del nazionalsocialismo, Grosz fu bandito e considerato un artista degenerato. Per questo motivo, tra gli altri, decise di lasciare la Germania e trasferirsi a New York, dove si dedicò all’insegnamento e nel 1938 ottenne la cittadinanza americana. Sebbene la produzione artistica del periodo americano fosse orientata verso una posizione che si potrebbe considerare «apolitica» (gran parte dei disegni e dei dipinti di quel periodo sono infatti studi di nudi e paesaggi), Grosz continuò per tutta la vita la sua lotta contro l’ingiustizia e l’oppressione, come dimostrano le opere politiche (disegni, dipinti e acquerelli) realizzate nello stesso periodo. Nel 1958 tornò in patria e morì un anno dopo.
In occasione di questa mostra, Skira Editore pubblicherà una monografia in quattro lingue (italiano, tedesco, francese e inglese) dedicata all’artista, intitolata “George Grosz. Berlino-New York”, a cura di Ralph Jentsch. Il volume conterrà più di cinquecento immagini, a colori e in bianco e nero, oltre a due saggi critici: uno di Enrico Crispolti su Grosz e l’Italia e l’altro di Philippe Dagen sull’esperienza americana dell’artista. Le opere inedite della mostra a Villa Medici faranno parte del catalogo.