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14.01 - 16.01.2008

Informazioni pratiche:
Luogo: Sala Cinema Michel Piccoli
Programma presentato da Philippe-Alain Michaud, direttore delle collezioni
Prima che, nel primo decennio del secolo scorso, diventasse lo specchio del mondo – la sua controparte immateriale o la sua finzione – il cinema è apparso, fugacemente, come un fornitore di irrealtà: per Étienne-Jules Marey, che riprendeva la questione della sostanza e ricostruiva una cosmologia partendo dall’ipotesi del movimento; per gli operatori dei Lumière, che ancora oggi, in giro per il pianeta, l’interminabile catalogo della circolazione dei soggetti in movimento (sfilate, scarichi dalle navi, treni che entrano ed escono dalle stazioni…), la realtà non era l’oggetto del cinema, ma un cristallo in cui vedeva riflessi i propri poteri.
Il cinema sperimentale ha conservato le tracce di questa concezione originaria del film e, chiudendosi all’esteriorità, non ha mai smesso di tornare in tondo sulle sue componenti, risvegliando così la consapevolezza del proprio passato e del proprio posto nella storia delle immagini. Quando Gordon Matta Clark in *Fresh Kill* distrugge il suo furgone nella discarica di Staten Island, attraverso il processo di distruzione reinserisce il film nella storia dell’espressionismo astratto e crea un Pollock esteso alle dimensioni di un paesaggio; quando Jack Smith, in *Flaming Creatures*, rimette in scena in modo estatico i fantasmi travestiti dell’universo hollywoodiano e trasforma le sue scenografie in puri ammassi decorativi, libera le immagini in movimento da ogni contenuto oggettivo per fare della ripetizione (del «remake») il loro principio di comprensibilità, mentre l’invenzione cinematografica si trasforma in un dispositivo interpretativo o critico. Il film non è un’apertura della fotografia al movimento e al tempo: essa ne costituisce solo una delle potenzialità, al pari della pittura, della scultura o del disegno; lo schermo non è una finestra attraverso la quale il mondo o il riflesso del mondo si estendono in profondità, ma una superficie di scrittura su cui si manifestano effetti che la storia dell’arte, più che quella del cinema, ci ha insegnato a riconoscere come una superficie materiale.
Dissociando, spostando o riorganizzando le proprietà della pellicola, il cinema sperimentale ci svela la sua dimensione essenzialmente plastica: ci insegna a vedere nello scorrimento, nella proiezione o nel montaggio non gli strumenti per costruire un mondo illusorio, ma delle composizioni di superfici. Ormai, la storia del cinema ci appare come una storia locale che, affinché ritrovi la sua reale estensione e, per così dire, la sua opacità, va riconsiderata partendo dai suoi limiti. Processo, trance, rituale: significa animare le superfici, produrre causalità irreali, organizzare la trasformazione delle immagini in corpi e dei corpi in immagini, far apparire e scomparire le figure. Liberate dalla loro funzione di riflesso, le immagini cinematografiche, non fisse e lacunose, appaiono per quello che sono: determinazioni instabili che non mirano a riprodurre il reale, ma a trasformarlo. Philippe-Alain Michaud
Lunedì 14 gennaio Processus (durata totale: 73′) Splitting (USA/1974) di Gordon Matta-Clark e Robert Fiore (16 mm, 11′) Conical Intersect (USA/1975) di Gordon Matta-Clark (16 mm, 18′) Fresh Kill (USA/1972) di Gordon Matta-Clark e Robert Fiore (16 mm, 12′) Spiral Jetty (USA/1970) di Robert Smithson e Robert Fiore (16 mm, 32′) con sottotitoli in italiano
Martedì 15 gennaio Transe (durata totale: 55′) Flaming Creatures (USA/1963) di Jack Smith (16 mm, 41′) Andy Warhol’s Exploding Plastic Inevitable (USA/1966) di Ronald Nameth (16 mm, 14′)
Mercoledì 16 gennaio Rituale (durata totale: 58′) Kustom Kar Kommandos (USA/1965) di Kenneth Anger (16 mm, 3′) Inauguration of the Pleasure Dome (USA/1954-1978) di Kenneth Anger (16 mm, 39′) Quimeira (Brasile/2004) di Tunga ed Erick Rocha (35 mm, 16′)