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07.02 - 09.02.2008

Informazioni pratiche:
Luogo: Sala Cinema Michel Piccoli
Il cinema di Guy Debord è innanzitutto radicato nella vita, la sua vita, una vita segnata dal rifiuto di ogni forma di alienazione. Nel 1951, Guy Debord incontra al Festival di Cannes un gruppo di giovani provocatori, i lettristi, che costringono gli organizzatori a proiettare il film *Traité de bave et d’éternité*, diretto dal loro leader Isidore Isou. L’anno dopo, a Parigi, fa lui stesso un ingresso sensazionale in questo campo con *Hurlements en faveur de Sade*. È un vero e proprio colpo di scena questo primo film, senza immagini, che si conclude con una sequenza silenziosa di ventiquattro minuti durante la quale lo schermo rimane completamente nero. Nel modo più radicale, Debord esprime la sua ambizione: distruggere il cinema, quello spettacolo che offre al pubblico vite sostitutive. Scriverà più tardi: «Ciò che, in me, ha suscitato un malcontento molto duraturo, è quello che ho fatto nel 1952». Realizza comunque altre opere cinematografiche, in cui usa il procedimento del détournement, riutilizzando estratti di film o testi, creando collegamenti, per dare loro un nuovo significato.
All’epoca, questa tecnica veniva usata per mettere in discussione i discorsi dominanti e le espressioni artistiche classiche. Con un’estrema coerenza tra forma e contenuto, Debord cerca di andare oltre sia il cinema commerciale, visto come una temibile macchina di pacificazione sociale, sia le opere d’avanguardia con le loro esigenze esclusivamente estetiche. I suoi film raccontano la sua vita appassionata così come le teorie a cui è indissolubilmente legato. Perché Debord non è semplicemente un regista: ha sempre cercato di sfuggire alla specializzazione. È un rivoluzionario che non si è mai accontentato delle immagini. Alla loro invasione, oppone da stratega una prassi, un atteggiamento di cui i suoi film rendono conto. E se per lui ogni rappresentazione implica per forza un impoverimento rispetto all’intensità della vita, le sue opere continuano ad apparire oggi come brillanti negazioni della società che ognuno sta ancora imparando ad accettare. In modo ammirevole, portano avanti la fiamma di un percorso singolare e privo di compromessi.