SPAZIO GRIOT

Residente
01.07.2026 - 16.07.2026

Arti visive

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Il programma di residenza artistica SPAZIO GRIOT 2024-2028 si ispira al secondo Congresso degli scrittori e degli artisti neri, un evento storico tenutosi a Roma dal 25 marzo al 1° aprile 1959. A seguito del primo congresso di Parigi organizzato nel 1956 da Présence Africaine (la rivista panafricana fondata da Alioune Diop), l’incontro di Roma è stato promosso dalla Società Africana di Cultura e coordinato dall’Istituto Italiano per l’Africa. Il secondo congresso ha portato avanti i dibattiti critici su temi chiave, ponendo l’accento sull’«unità e la responsabilità della cultura afro-africana», nonché sulla sua autonomia ed emancipazione rispetto alle concezioni e alle rappresentazioni occidentali della stessa. Ha riunito 120 delegati, tra cui scrittori, artisti, intellettuali e personalità politiche provenienti dall’Africa, dai Caraibi, dall’Europa e dagli Stati Uniti. Ma cosa ha spinto queste figure di spicco dell’intellighenzia nera a scegliere Roma come sede del congresso? Qual era il clima politico e culturale dell’epoca in materia di colonialismo?

Quel raduno del 1959 ha rappresentato un momento cruciale di riflessione e dibattito per le comunità nere d’Europa e della diaspora, ma rimane ancora in gran parte emarginato negli archivi ufficiali e nella memoria collettiva. La residenza mira a esaminare il significato storico e simbolico del Congresso di Roma, considerandolo come un crocevia tra la storia coloniale e quella postcoloniale. Attraverso archivi, racconti personali e pratiche artistiche contemporanee, esplora l’impatto duraturo del Congresso sulla diaspora nera mondiale e sulle comunità nere italiane.

Attingendo a questo patrimonio storico, la residenza SPAZIO GRIOT si inserisce in un programma più ampio che porterà al 70° anniversario del Congresso nel 2029. Ogni anno, artisti, scrittori e creativi selezionati sono invitati a soggiornare a Roma per approfondire i temi emersi dal Congresso, sviluppando al contempo nuove opere o portando avanti progetti già in corso.

Per il ciclo 2026-2028, il programma «SPAZIO GRIOT. Second Congress of Black Writers and Artists» è stato sviluppato in collaborazione con Villa Medici, in associazione con l’Accademia Americana di Roma e con il sostegno dell’Azienda Agricola Solaria.

La residenza mira a offrire un’occasione unica ad artisti, scrittori e creativi per stringere legami con i propri colleghi a Roma, nonché con reti e comunità nazionali e internazionali. In questo modo, cerca di superare i confini geografici e di promuovere un senso di solidarietà e unità globale. Allo stesso tempo, la residenza contribuisce al dibattito in corso su accessibilità, partecipazione e rappresentanza nel settore artistico e culturale.

Il programma di residenza 2026 vede protagonisti gli scrittori e gli artisti Allan Cudicio, Maïmouna Gueye, Maria Muheombo, Carole Oulato e Assia Ugoboro. Le sessioni di mentoring e i workshop saranno tenuti da mentori ospiti, tra cui la scrittrice Ubah Cristina Ali Farah, la professoressa associata Jessica L. Harris e il professor Bonaventure Soh Bejeng Ndikung, insieme ai mentori residenti di SPAZIO GRIOT, Johanne Affricot ed Eric Otieno Sumba.

Progetto

Allan Cudicio è un artista multimediale il cui lavoro spazia dai media interattivi al suono e alle arti visive. Esplora i rituali, i sistemi di significato della diaspora e i punti di incontro tra le tradizioni spirituali dell’Africa occidentale e le antiche filosofie pagane del Mediterraneo. È l’ideatore di The Wagadu Chronicles, un universo interattivo presentato a livello internazionale e ispirato alle cosmologie africane, e si esibisce con il nome di Hermetic Rhythm, un progetto sonoro incentrato sul rituale e sugli ambienti sonori immersivi.

Maïmouna Gueye è una curatrice, regista e scrittrice il cui lavoro esplora il cinema come strumento di memoria, indagine decoloniale e resistenza epistemica, con un’attenzione particolare alle culture cinematografiche africane e nere. È la fondatrice del Decolonial Film Fest di Genova e curatrice dell’African Culture Archive, una piattaforma dedicata alla riscoperta di film postcoloniali poco conosciuti.

Maria Muehombo (M I M I) è un’artista multidisciplinare e ricercatrice indipendente la cui pratica, incentrata sul processo, fonde composizione musicale, erboristeria, guarigione rituale attraverso il suono e DJing. Lavorando in contesti collaborativi, performativi e istituzionali, si è esibita a livello internazionale in luoghi prestigiosi e in occasione di biennali, tra cui la Biennale di Venezia, la Biennale di Dakar e il WIELS.

Carole Oulato è ricercatrice, autrice, artista del suono e attivista antirazzista; il suo lavoro esplora la musica, la decolonizzazione, le storie delle persone di colore e le culture della diaspora attraverso la ricerca, la curatela, la scrittura e la performance. Dal 2018 co-dirige Abidjan Centrale, un progetto musicale e di ricerca sui processi decoloniali. La sua opera letteraria comprende il racconto Pomodori amari e traduzioni in italiano di poesie e saggi di May Ayim, oltre a progetti editoriali e culturali sviluppati in contesti comunitari e istituzionali.

Assia Ugobor è una produttrice e programmatrice indipendente che opera nel campo della danza e della performance, la cui esperienza si è consolidata grazie a collaborazioni con istituzioni quali il Lia Rodrigues Art Center, il MC93 e il T2G. La sua pratica mette in luce narrazioni emarginate attraverso approcci decoloniali e archivistici, in particolare il suo lavoro con Moteur de recherche al Ballet National de Marseille – uno spazio curatoriale che esplora la riparazione e l’archivio attraverso i corpi – nonché il suo ruolo di cofondatrice di OYA, una piattaforma che sostiene gli artisti emergenti e la sperimentazione curatoriale. È stata membro del comitato di programmazione della 16ª edizione del Festival Parallèle a Marsiglia (2026).

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